di Riccardo Masini /
Il gioco di Napoleone, parte seconda: la vita.
Altri pensieri su I, Napoleon.
Sentivo dire in un video che lo scopo di questo gioco non è “vincere” bensì “riflettere sull’esperienza che si è fatta nel giocarlo”. Un po’ come Legion of Honor, da cui Ted Raicer ha preso tanto, come lui stesso ha ammesso.
Solo che stavolta siamo nei panni non di un soldato tra le migliaia, ma in quelli del capo, di Napoleone: i “vestiti nuovi dell’Imperatore” (per ricordare un meraviglioso film con Ian Holm) li indossiamo noi.
E allora, ecco tutta una vita, spianata di fronte ai nostri occhi una carta dopo l’altra come una “distesa” dei tarocchi. Ogni momento fondamentale, ogni evento, ogni persona incontrata (amata, odiata, un po’ entrambe le cose…), il tutto ridotto a una semplice scelta, a un tiro di dado, a una concatenazione con una carta precedente, forse a un paio di modificatori.
Dunque, l’esperienza dov’è? Vedere la vita di Napoleone ridotta a questo? Magari chiedersi se qualcuno tra un paio di secoli non farà lo stesso con le nostre, in chissà quale gioco per chissà quali giocatori?
La vita di un essere umano, la Storia dell’umanità… riflettere su tutto questo. E forse capire, tramite il gioco, che in fondo si tratta della stessa cosa.
Non mi interessa neanche di capire o men che meno di affermare se questo è o non è un bel gioco.
E’ un gioco, però. E lo giochiamo ogni giorno.
Magnifico.
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